Un nome rubato

“Un libro non si nega a nessuno”, mi ha detto ironico Luca Realdi vedendomi entrare nella sede di Macondo con gli scatoloni contenenti le copie del mio romanzo “Un nome rubato”.
Forse è così, non lo so, per me non è stato immediato trovare un editore onesto disposto a spendersi e credere nel mio lavoro. Di farabutti sì che ne ho trovati, ma li ho lasciati ai loro inutili e falsi salamelecchi.

E poi ho pensato ai libri che Macondo ha pubblicato o divulgato, i bei romanzi che ha proposto erano comunque autobiografie o biografie, mentre il mio è il primo romanzo frutto di fantasia, quindi si discosta da una ‘tradizione’ e, spero, sia il precursore di una nuova.

Di che cosa parla il libro?
Narra le vicende di una famiglia semplice, a suo modo allargata, della fatica quotidiana per migliorare le sue condizioni di vita sullo sfondo della grande Storia che, inevitabilmente, entra e modifica la vita di ognuno.
È una storia di sentimenti, di ricerca di relazioni, del desiderio del bene che si scontra inevitabilmente col male, con la sua prepotenza, arroganza, indifferenza. Della forza di reagire al male, di guardare avanti, ma anche il piacere di farsi servitori del male, di godere del male altrui, di fare il male per perseguire i propri interessi.
É una storia che inizia durante il periodo fascista e termina a metà degli anni ‘70. La storia, la politica, la religione, la formazione si intrecciano nella vita dei protagonisti offrendo soluzioni narrative non scontate.

L’ho ambientato nelle mie terre, nella zona, come dice il romanzo, “tra la Piave e la Livenza, poco prima che i due fiumi diventino mare”.
Ho scelto questa zona perché la conosco e perché ci sono stati dei grandi predecessori che mi hanno dimostrato che parlando di un territorio si può comunque parlare del mondo (Eduardo De Filippo ha sempre raccontato Napoli, ma ogni angolo del mondo vi si può riconoscere) e perché queste zone non sono mai state romanzate. Abbiamo avuto validi poeti come Romano Pascutto o Giacomo Noventa, ci sono stati scritti teatrali, ma sempre finalizzati a riscoprire il folklore, però un racconto che attraverso la mia gente raccontasse una storia che potesse essere ’sentita’ come propria da ognuno, di questo non ho ricordi.
Dopo tutto questa terra ha una storia recente, è terra di bonifica, una storia troppo breve per riconoscere le radici della tradizione, una terra che ha cambiato repentinamente volto, quasi dimenticando il passato.
È un omaggio alla mia gente, alla gente dei campi, a coloro che hanno faticato e hanno contribuito a migliorare anche le mie condizioni di vita, gente chiusa, diffidente, lavoratrice, fedele al vino, “grebani” vengono definiti in dialetto spregiativamente, cioè zolle, ovvero, e mi vien da ridere pensando ai Leghisti, “terroni”.

Devo infine ringraziare Gaetano Farinelli, il signor ‘madrugada’, che grazie al suo aiuto, ai suoi suggerimenti, alle sue bacchettate, ma soprattutto, alla sua amicizia mi ha dato la forza di credere in me e in quest’opera.

9 pensieri su “Un nome rubato

  1. il commento per me è difficile da esprimere, potrei sembrare di parte visto che sei mio marito…Devo dire che lo lessi tutto d’un fiato, all’epoca era solo un insieme di fogli non ancora rilegati. Non voglio esrimere giudizi sul racconto in senso stretto, io non posso giudicare la tua forma di scrittura come non posso farlo di altri, non ne sono capace, ma è vero che esprime molto della tua sensibilità, delle tue convinzioni rispetto ai temi che tratti, insomma rivedo molto della tua personalità. Cosa dire… è molto bello e cattura l’attenzione di chi lo legge, e non sono l’unica che lo dice, a tratti anche poetico nel modo che hai di trattare i sentimenti dei vari personaggi. I complimenti non sono d’obbligo, ma te li faccio col cuore.

  2. Leggo pochi libri, ma questo mi ha preso in maniera particolare , ricco di storia vissuta, mi ricorda molto la vita di persone che ho conosciuto nella nostra zona. Un “bravo ” di cuore all’autore che spero non si fermi qui , ma continui nel camino intrapreso, in modo da avvicinare alla lettura gente come me che ha bisogno di queste letture. Non può fermarsi La invito a continuare ,anche perchè una vena poetica cosi sensibile da far commuovere chi legge fa parte di un mondo che credevo non esistesse più. Il suo romanzo se frutto solo di fantasia , indica che L’autore ne è ricco e quindi non va buttata via. Complimenti .

  3. L’ho letto e l’ho riletto. Parola per parola. E ci sono rimasto male, perché il Male – come mi sarebbe piaciuto, come avrei tanto desiderato – non si redime, anzi, tutt’altro. Perché il Male, le pagine terribili ad esso dedicate grondano sangue. E niente ha la forza di opporsi. Poche pagine di Male in un oceano di Speraza mi hanno fatto male.
    È per questo che Un Nome Rubato è un libro necessario. Per farmi ricordare di non abbassare la guardia, per non pemettermi di riposare.
    Grazie, Alberto, grazie di cuore.

  4. Quanti contenuti, quante emozioni in questo libro…sono contenta di averti riscoperto, cugino. Tanti anni (hi hi hi) ci separano, ma ti sento vicino, tanto.
    E poi il personaggio di Gianni è favoloso, vorrei essere come lui, ma spero di non fare la stessa fine :)
    Complimenti, ma proprio tanti tanti
    Sabri

  5. Devo dire che la lettura, iniziata per la curiosità di scoprire cosa aveva da raccontare un vecchio collega, è proseguita con una intensità ed una passione che ritrovo solo in libri che ti restano dentro per molto tempo. La storia mi ha coinvolto, anche emotivamente, praticamente per tutte la pagine del romanzo ed ogni volta che riponevo il libro dopo la lettura di una parte, mi restava il desiderio di riprendere quanto prima per vedere come andava a finire.
    Ti faccio i miei complimenti per i bei momenti che ho trascorso leggendo il tuo romanzo e ti auguro di continuare con questa tua passione.

  6. Intenso, avvincente, emozionante. L’ho letto tutto d’un fiato e c’ho trovato molto di te. La passione dei personaggi, l’amore per questo territorio almeno a me alquanto sconosciuto, l’analisi attenta ed acuta degli avvenimenti della descrizione delle situazioni, dei sentimenti……..c’è proprio l’amico Alberto dentro ogni riga. Il mio è un commento da semplice lettrice, nulla di più, ma trovo che la tua enorme capacità descrittiva senza mai essere prolissa a mio modesto parere appartenga solo ai grandi. Non permettere mai a nulla e nessuno di bloccare questa tua nuova passione e……datti da fare io sto aspettando il secondo!

  7. Caro Alberto,
    ho letto tutto d’un fiato il tuo libro, perchè pagina dopo pagina mi sono rivisto la mia gioventù, sono vicende che ho vissuto.
    Una bella descrizione del testo, della campagna trevigiana simile alla mia terra, lungo il Brenta.
    I vari episodi con le strade polverose era anche il vissuto di molte persone, descrivi così bene l’epoca fascista, perché mi ricorda che anch’io sono stato bambino Ballila, alle scuole elementari, sono vissuto in una famiglia numerosa con zii che hanno fatto la guerra, perdendo uno zio fratello di mio padre, e gli altri sono stati partigiani socialisti.
    Nei capitoli più avanti nel libro parli di Venezia, io ho studiato dal 1955 fino il 1961 all’istituto Carmini, e 4 anni all’accademia Belle Arti, abitavo vicino al Ca’ Foscari.
    Devo farti i complimenti quello che hai scritto è una bella storia, sarebbe bello che qualcuno prenda spunto per sviluppare un riassunto in episodi televisivi.
    ti ringrazio è stato un vero piacere conoscere te e il tuo libro.
    Adriano Binotto

  8. ciao Albertone
    sei un grande!!!!ma questo te l’ho già detto!il tuo è un libro che parla si di storie vissute ma sopratutto dell’animo umano,delle mille sfumature,delle debolezze,dei sentimenti,di ciò che siamo e di ciò che potenzialmente potremmo essere…il bene e il male….il tuo libro fa riflettere e commuovere! bravo cuginetto continua cosi aspetto con ansia il tuo prossimo!

  9. ho letto il suo libro,preso nel bar Non solo caffè,visto che è mia abitudine scambiare libri, devo dire che l’ho letto in breve tempo il che significa che mi è piaciuto,solo una cosa mi ha fatto osservare che chi ha inventatato la figura di Maria era certamente un uomo, perchè essendo io donna e mamma non credo che si possa avere un figlio e non amarlo anche se a volte le circostanze o le apparenze possono mostrare il contrario. Comunque bravo, se scriverà ancora sarò una sua letrice.

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