Del leccaculo e dei paladini cagasotto

Antefatto: la mia azienda, di cui non posso dire il nome, ha messo a disposizione dei soldi per premiare i lavoratori che raggiungevano alcuni obiettivi; è prassi consolidata presso il settore impiegatizio, recente presso gli operaiacci, a cui ora appartengo. È quella che stanno passando sotto il nome di meritocrazia, che detesto, ma che si sta facendo largo nella mente della gente, sempre più fedele al dio Mercato.

L’azienda presso cui lavoro (non dico la mia azienda, perché non c’è attimo, nel comportamento sostanziale di dirigenti e capi, che la facciano sentire mia, è chiaro che mi considerano un oggetto utile, ma non indispensabile, al loro arricchimento) divorata dall’avidità dei privati (di coloro che sanno fare l’economia, altro che i parassiti del pubblico -questo è stato il pensiero comune che ne ha consentito lo spolpamento-), si trova con un carico di debiti impressionante. E bisogna rientrare, riportare il bilancio in pareggio, meglio se in attivo.
Le stanno pensando tutte, una fra queste, che indigna tanti miei colleghi, è chiedere un pagamento extra ai clienti per le attività non previste contrattualmente. Chi vive in una qualsiasi azienda o la gestisce, direbbe che è una cosa ovvia. E infatti lo è. Ma questo non è vero per tanti miei colleghi, abituati a soprassedere a questa normale regola di mercato, a cui la stessa azienda ha sempre soprasseduto, soprattutto quando viveva in regime di monopolio. Il perché lo capite da soli, senza concorrenti uno fa ciò che gli pare.
Su questa strada la dirigenza ha insistito in modo ossessivo dall’anno scorso, e i risultanti le hanno dato ragione, visto che sono entrati quattromilioni di euro. Da averli a non averli…
A questa direttiva mi sono adattato subito, non per credo, ma perché non voglio che un capo venga a investigare sul mio lavoro. Dei capi ho una nausea totale, meno li vedo, li sento e meglio sto. Fino a che mi richiedono cose che mi sento di compiere, bene, quando supereranno il mio limite, deciderò sul da farsi. Ma li voglio lontani da me, interloquire con loro lo stretto necessario.
L’obiettivo meritocratico, negli ultimi due anni, ha puntato a far pagare ogni extra. Il che significa far pagare ogni richiesta in più durante l’attivazione di una linea (una presa in più, una modifica dell’impianto del cliente, la configurazione del PC, l’installazione di prodotti non concordati ecc…); così come va pagato ogni intervento su guasto quando questo non è imputabile alla linea ma all’impianto o a un prodotto del cliente (avete voluto la liberalizzazione? pagate le conseguenze assieme alla libertà di scelta). Alcuni colleghi si sono rifiutati di applicare questa regola.
Io invece mi sono mosso come richiesto, e aggiungo, perché l’ho messo in chiaro anche davanti al mio responsabile, mi sono riservato, e mi riservo, di non applicarla nei casi in cui mi trovo davanti a casi di povertà o di anziani incapaci di comprendere le nuove regole. Mantenendo fede a questi principi, sono comunque risultato uno di coloro che nell’anno ha prodotto più addebiti (così chiama l’azienda i pagamenti extra). E a fine anno ho ricevuto in busta paga l’elemosina meritocratica (il che mi fa incazzare, elargire premi mentre ci sono colleghi in cassa integrazione lo trovo un abominio).
Due minuti dopo si è scatenata l’indignazione degli esclusi (che si sono autoesclusi, oltretutto) che, da cagasotto, non sono andati a lamentarsi dal dirigente che ha deciso chi premiare e chi no, ma si sono scatenati contro gli stessi premiati o i diretti responsabili che hanno subito, come tutti, le scelte del dirigente.

Mi hanno riversato nobili rimostranze tipo:
a) ho dimostrato scarsa solidarietà verso i colleghi, ovvero, sono stato un leccaculo;
b) ho accettato una logica di divisione tra i colleghi a cui l’Azienda aspira;
c) sono un verme perché ho addebitato costi alle famiglie;

Non voglio giustificarmi, perché non ne vedo il motivo, solo voglio mettere nero su bianco alcune considerazioni ai presunti paladini della giustizia, cavalieri senza macchia, profeti dell’onestà, uomini dalla dignità intonsa quali dicono di essere questi bei signori.

Se io mi sono trovato in situazioni dove le direttive aziendali richiedevano una richiesta extra (che il cliente può accettare o meno) non è stato per chi sa quale alchimia o calcolo, è capitato. E come è capitato a me, è capitato sicuramente a tutti coloro che hanno la mia stessa mansione, non erano eccezioni le mie. Come avevo già preavvertito il responsabile, ho chiuso gli occhi laddove la regola fredda prevedeva l’applicazione dell’addebito ma la situazione contingente mi diceva di evitarlo. Quindi il numero dei casi accaduti è maggiore di quello conteggiatomi. Ne concludo che non sono io a essere un leccaculo, ma sono stati i cavalieri della giustizia ad aver frodato l’Azienda, regalando in giro prestazioni non previste contrattualmente (tanto non erano soldi loro).
È come se fossi dipendente presso un salumiere e mi permettessi di regalare a un cliente un salame. Che atto nobile regalare cose altrui! E secondo voi come reagirebbe il datore di lavoro? Minimo quel salame lo fa pagare a me, che se voglio essere paladino della giustizia lo devo fare a mie spese e non con i soldi degli altri, ma non è da trascurare che mi accompagni alla porta e mi dica di trovare un altro lavoro.

Purtroppo gli imbecilli ammantati di candore, che si ritrovano tra loro a fortificare le loro stupide certezze, a inasprire l’astio verso i colleghi che si rifiutano di essere dei Robin Hood come loro (purtroppo Robin Hood combatteva contro un tiranno, loro invece si permettono di derogare a un regolare contratto siglato tra Azienda e cliente, in nome di non si sa che cosa), non accettano il confronto, come mi è capitato, e davanti all’incapacità di controbbattere alle mie affermazioni mi son sentito dire: «Di’ quello vuoi, io la penso così», ovvero non ho argomenti ma preferisco trastullarmi nella mia stupidità, anzi dopo vado a parlarne con gli altri paladini della giustizia che mi daranno ragione.

Ma così non è, cari paladini. Non siete nel giusto. State rubando, e di brutto. Se siete indignati per le scelte, cari giustizieri, andate ad affrontare il dirigente.
Se siete preoccupati che questi premi (elemosine) dividano i colleghi, siate superiori, come ho ripetuto da sempre. Chi riceve quei soldi li prenda senza ringraziare, non deve sentirsi in obbligo di niente, vengono dati per quello che è stato, non per quello che sarà; chi non li ha ricevuti non si offenda, non si arrabbi (mi arrabbierei solo se prendessero del mio per darlo ad altri -questo è ingiusto, e voi lo state facendo verso l’Azienda per dimostrarvi paladini-). La coesione tra i lavoratori non è in mano a un mediocre dirigente, lo diventa solo se gliela consegnamo. E voi, cari paladini, gliela state consegnando.

Pensateci
Un miserabile venduto strozzafamiglie

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