Come gli aurispici

Il Pan e vin, come lo chiamiamo qui, ma bastano una manciata di chilometri e lo chiamano caséra, o panviner, insomma il falò che si accende alla vigilia dell’Epifania, per bruciare “a vecia”, la vecchia, un rito d’addio all’anno trascorso e un’auspicio da interpretare per quello che comincia, a seconda di dove fa il fumo. Perché si brucia la vecchia e non il vecchio, credo, e ripeto credo, prendetelo con le pinze, è per abbinarlo all’idea della befana, che arriva subito dopo che si è bruciato il falò.
Sarà un anno buono, sarà un anno cattivo? Il sottoscritto non lo sa. Conosco due detti  che danno al fuoco il potere divinatorio:
a) Se va a levante, panoce tante; se va a ponente, panoce niente (panoce=pannocchie);
b) Se le fiacole le va a sera (ovest) pien de polenta è la caliera.  Se le fiacole le va a mattina, (est)  ciapa el saco e va a farina. (se le fiamme vanno a sera, pieno di polenta è il paiolo, se le fiamme vanno a mattina, prendi il sacco e vai a farina -ovvero mendica-).
Due saggezze contraddittorie, ma io mi tengo abbarbicato alla prima, che sento vicina al mio spicchio di terra e alla mia manciata di tradizione.
Quindi un anno positivo, in barba ai Maya e al Mercato.
Perché i Maya avevano una capacità divinatoria vicina allo zero, infatti se è vero che prevedevano la fine del mondo nel 2012 D.C. (e chi era per i Maya questo D.C.?), hanno cannato di brutto. Il loro mondo infatti, quello che conoscevano e che pensavano proseguisse, è morto 500 anni fa.
Sul Mercato ho qualche dubbio in più, ma l’orrenda bulimia che lo possiede forse può riversarsi a nostro favore, anche se il banchiere al Governo non fa ben sperare, ma non è il singolo che cambia il mondo, lo sono i processi che interessano la collettività, e credo che in gioco non siano i posti di lavoro, ma la sopravvivenza della specie. Per questo confido in un ribaltamento di abitudini, di parametri, di priorità, che riportino al centro l’uomo e il Creato, ovvero, alla fin fine, il riascolto della Parola (che non significa consegnare alla Chiesa il Potere).

2 pensieri su “Come gli aurispici

  1. Dio ce ne scampi, dalla padella alla brace, preferisco odore di zolfo all’odore dell’incenso che fra l’altro quand’ero piccola mi faceva svenire, forse dipende da questo la mia avversione per la Chiesa intesa come istituzione perche’ come edifici ne sono affascinata.

  2. Se verso la Chiesa tu provi avversione non credo sia dovuto all’incenso. È che sentiamo dentro che il Tu che ci parla (e ci parla, stai tranquilla, lo sai pure tu, al limite non lo vogliamo ascoltare, ma lui ci continua a parlare) viene offeso e umiliato da un Potere. Secoli e secoli di nuove regole, di imposizioni, di dogmi, solo per costringerci a un’obbedienza finalizzata al dominio di una Istituzione. Questa la trovo una grande bestemmia. Perché ci ha tolto la voglia di svelare la Parola che ci è stata rivelata. Rivelata a tutti, non agli uomini di legge, non ai sacerdoti. Tra i dodici apostoli non c’è un solo sacerdote, ma gente in prevalenza ignorante, un esattore e un raffinato politico (Giuda, che ha accettato di assumersi la responsabilità di un male per permettere che Gesù esprimesse sulla croce l’amore totale, anche questo è segno di un immenso amore).
    Il fumo di incenso ti ha avvolta come una nebbia, ma superala e troverai la potenza rivoluzionaria di Gesù. Poi aspettati gli sputi della gente per bene.

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