Caserma “Iberati”

Fin da piccolo ho avuto una repulsione per i militari. La divisa di un carabinere mi ha sempre messo paura. Non il carabiniere, non l’uomo, la divisa.
Non lo so perché, ma mi ha sempre dato l’idea dell’uomo cattivo, di colui che, non importa il motivo, poteva farmi del male e nessuno lo avrebbe fermato. Le divise dei militari le ho sempre associate al male.  Quindi niente di ideologico, semmai questo è arrivato dopo, con una disciplina insulsa di cui, fortunantamente, mi sono liberato. Eppure mi è sempre rimasto dentro una repulsione per le divise. Oggi mi capita di andare a lavorare in alcune caserme, la ragione mi fa vedere i militari per quel che sono, innanzitutto persone, poi clienti. Ma il disagio che vivevo da bambino mi accompagna ancora oggi.

Qualche anno fa andavo spesso per lavoro a Portogruaro, e mi capitava che girando per i sensi unici del centro, imboccavo la via che mi portava davanti alla caserma dei carabinieri, la caserma “Iberati”.
“Iberati” è scritto bello in grande davanti all’ingresso della caserma e l’ho sempre interpretato come una ruffianata verso qualche comandante. Probabilmente Iberati aveva guidato quella caserma, aveva permesso carriere, e coloro che ne avevano beneficiato, al congedo del comandante Iberati, gli avevano intitolato la caserma.
Squallide bassezze che si registrano nelle caserme, nelle chiese, nelle aziende. Il comandante, il vescovo, il dirigente che ha permesso le carriere altrui viene onorato da chi lo sostituisce, quale segno di riconoscenza, intitolandogli un edificio.  Meschinità umane.

Quando ho avuto l’idea di scrivere “Un nome rubato”, desideravo raccontare il mio territorio dal periodo fascista fino ai tempi più recenti. Ho cercato di informarmi sulla Resistenza nella mia zona. Mi erano capitati tra le mani un libro che parlava della resistenza nel portogruarese e un altro che trattava della Resistenza nel Veneto orientale. Leggendoli mi sono imbattuto in un nome: Iberati.
La sera del 18 dicembre 1944 il carabiniere Ampelio Iberati, 27 anni, e i partigiani Antonio Pellegrini, 22 anni di Treviso e Bernardino Vidori, 28 anni di Valdobbiadene, erano stati impiccati dalle forze nazifasciste nella piazza principale di Portogruaro, lasciandoli penzolare ai lampioni. Iberati era stato appeso a qualche decina di metri dalla casa della madre.
Aveva barattato i suoi ventisette anni per la mia libertà. Mi son sentito un  verme a pensare male di quel ragazzo.

Oggi a Portogruaro ci vado meno, ma se mi capita di passare davanti alla caserma “Iberati”, sarà sciocco, soprattutto per il mio antimilitarismo, ma  sento una spinta, che non assecondo, di scendere dall’auto e onorare quel nome mettendomi sull’attenti. Non lo faccio, ma davanti a quel nome mi sento in dovere di dirgli: «Grazie!»

Triduo

Il Giovedì Santo mi è morto un parente e ho scoperto che la Chiesa, durante il Triduo pasquale, non pratica le messe ai defunti.

Quindi la salma dovrà aspettare che passi Pasqua per avere le esequie.

Mi sono meravigliato per la gabbia di dottrina in cui si sono cacciati i seguaci di Gesù, che hanno fatto dell’ortodossia, della Legge, il punto di riferimento dell’esistenza, proprio quello che Gesù ha voluto scardinare nella sua missione. Si rifiuta l’atto gratuito per eccellenza, dare sepoltura, pregare il Padre di avere cura dello Spirito che ci ha lasciati, fare del rito un viatico, accompagnare lo Spirito all’Aldilà. Seppellire un defunto è l’atto gratuito più grande, forse l’unico atto gratuito di cui siamo veramente capaci, perché lo offriamo senza aspettarci niente in cambio, neppure un «Grazie!».

Il senso della negazione del rito durante il Triduo è chiaro: tutta la Chiesa si ferma, sia per la morte di Gesù sia per l’attesa del ritorno, il silenzio alla fine delle messe serali in questo periodo servono a marcare proprio questo senso di attesa. E nell’ottica della religione è un comportamento ineccepibile. Lo capisco meno per un Cristiano. Se il punto di riferimento della Fede è Gesù, tutta la costruzione religiosa traballa.

Nella sua predicazione Gesù è sempre andato contro la Legge, si è inimicato già con le prime parole i sacerdoti, i custodi della Legge mosaica. È dovuto scappare più volte alla cattura e all’ira delle autorità religiose, ha infranto più volte le regole.

«I Santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio», ha spiegato papa Benedetto XVI nell’omelia del Giovedì Santo, tirando le orecchie ai preti disobbedienti austriaci. E dice bene, i Santi sono stati dentro la Legge, non Gesù. Se fosse stato un rinnovatore, come avevano voluto capire i Farisei al suo apparire, avrebbe vissuto a lungo e con molto onore. Ma si è dimostrato subito un disobbediente, uno che andava contro la Legge. E in effetti, come gli eretici, ha subito un’atroce morte pubblica.

La Parola, l’amore del Padre non si può ingabbiare in regole, perdono la freschezza, la libertà, la gioia e diventano devozionismo, obbedienza a un Potere (quello che la Chiesa chiede): la Via di Verità e Vita si trasforma in religione e si adorano le statue.

Gesù aveva guarito di sabato, sicuramente avrebbe sepellito di Sabato Santo anche il mio parente.

Capitano, mio capitano

1987, Estate, Lisbona, tardo pomeriggio.
Sono in un taxi che mi riporta all’albergo. Il tassista è loquace, mi chiede da dove vengo e dove ho trascorso la giornata.
“Na praia de Cascais”, nella spiaggia di Cascais.
«Ah», imbecca lui, «sei stato dal re!»
Trasecolo, quale re?
«Ma il re d’Italia!», ribatte sbalordito.
Accidenti, è vero, a Cascais vivono i Savoia in esilio!
E mi viene alla mente il nonno materno.

Nonno, “il capitano”, com’era soprannominato, no, non è stato un militare in carriera, lo chiamavano “capitano” semplicemente perché richiamato nel 1939 dal Duce e spedito prima in Libia (in Cirenaica, per restare ai nomi di allora), e poi in Alsazia e in Alta Slesia per preparare la guerra, restando lontano da casa sei mesi, aveva tra i suoi compiti di soldato semplice quello di pulire gli stivali del suo capitano. All’inizio il titolo di “capitano” era  uno sfottò, col tempo era divenuto un titolo distintivo, il nonno era l’unico tra i suoi amici che sapeva leggere, e dall’Alta Slesia tornò esprimendosi in tedesco. Vivendo in una cittadina balneare frequentata da Tedeschi, gli piaceva fermarsi e chiacchierare con loro. Un intellettuale secondo gli amici analfabeti.
Ebbene il nonno amava la monarchia. Tutti sapevano che il suo voto andava al Partito Monarchico, ma quando il partito svanì nessuno seppe mai per chi avesse poi votato.
Io l’ho scoperto nell’ultimo periodo della sua vita quando, ventenne o poco più, lo avevo accompagnato ai seggi. Il Parkinsons lo stava aggredendo, ancora camminava, ma dovevo sorreggerlo. Parkinsons o non Parkinsons, lui il diritto di voto lo voleva esercitare, e così lo accompagnai alle urne.
Lo tenevo sotto le ascelle, perché non sapeva sostenersi da solo. Non gli importava niente se si presentava sorretto in quel modo, lui doveva votare. Lo portai alla cabina, il presidente del seggio mi aveva intimato di scostarmi, doveva entrarci da solo, ma se lo facevo nonno cadeva, e allora mi aveva detto di trovare il modo di stare fuori dalla cabina. Così avevo drizzato le braccia e lo sostenevo con enorme fatica, sperando che non si perdesse nella sua lentezza, ma questo non avvenne. Le braccia mi duolevano. Quando disse di aver terminato e mi mostrò le schede piegate dissi:
«Se penso che sto facendo tutta ‘sta fatica per dare un voto ai democristiani, mi ammazzerei!»
Il nonno sbarrò gli occhi ed esclamò: «Eh! Hai guardato?»
«T’ho scoperto, finalmente!», lo canzonai felice.
Però il suo amore per i sovrani era autentico. L’ho visto piangere solo due volte. La prima è quando morì il negus Haile Selassie, non credo che ne sapesse niente di Rastafarianesimo o di Jah, solo lo considerava un bravo re.
La seconda è stata dopo un TG. Lo accomodavo alla sedia per guardarsi il telegiornale della sera e andavo a riprenderlo mezz’ora dopo per accompagnarlo a letto. Quella sera era in lacrime: «Che hai?», chiesi.
«È morto Umberto», non serviva aggiungere altro, di Umberto c’era solo lui, l’ultimo re d’Italia.
Mentre lo accompagnavo su per le scale disse quasi urlando: «Il Duce ha rovinato tutti, anche la famiglia reale!»
Questo per il nonno era il peggior peccato, puoi rovinare un  popolo, ma non puoi rovinare un re.

Torno al 1987.
Mi riprometto di tornare a Cascais, a fotografare villa Italia, così da far felice il nonno. Sapere che il suo nipote è andato a omaggiare il re, lo avrebbe riempito d’orgoglio (anche se a me del re mi importava meno di niente).
Giorni dopo torno a Cascais.
Da che parte vado? Entro in un’edicola, ci sono dei giornali italiani, vedo “L’Espresso” con un gadget, “Finzioni” di Borges. Lo compro per il libro. Chiedo all’edicolante se mi sa dire dove vivono i Savoia. Mi dice di andare avanti, presso una gelateria gestita da Italiani, lì mi daranno le informazioni che cerco.
Cammino per i negozi della cittadina balneare e trovo finalmente la gelateria, ha delle bandiere italiane esposte. Entro.
È arredata con foto e testoni del mascellone. Resisto alla tentazione di andarmene, chiedo del proprietario. Mi guarda sospettoso e un po’ altezzoso, testa alta a imitazione del Duce. Gli chiedo se mi sa indicare dove si trova villa Italia. Si apre in un sorriso e mi abbraccia: «Che bello! Anche i giovani amano il re! Quelli come te sono l’orgoglio dell’Italia!»
Fingo compiacimento, mi serve l’indirizzo, e lui mi indica la strada. È un po’ fuori città. Non importa, sono in ferie, posso camminare, non ho fretta.
Arrivo davanti a villa Italia. I cancelli sono aperti. Entro. Magari per gli Italiani hanno un occhio di riguardo.
Mi si parano subito davanti delle guardie del corpo e mi dicono di andarmene. Sono Italiano. Devo andarmene. Voglio solo scattare delle foto ricordo. Assolutamente no, fuori. Non insisto, brutta gente.
Torno in strada, i cancelli si chiudono. Cerco un’angolatura decente e scatto delle foto per “il capitano”.
Dopo un paio di scatti mi blocco: «Ma perché sono qui? Nonno è morto due anni fa!»
Spendo il resto della giornata in spiaggia, chiedendomi che cosa mi ha spinto a buttare via mezza giornata per delle foto inutili.  Apro il cellophane, cestino “L’Espresso” e comincio a sfogliare il libro. E mi lascio avvolgere dalle parole del più grande scrittore che mi sia capitato di leggere.

Aridità

Lei «Ma che bravo! Che cosa stai facendo?»

Lui «Che domande? Che cosa può fare uno piegato davanti a una fontanella con la mano concava e le labbra accostate? Beve! E io mi sto dissetando!»

Lei «Ah, ti disseti».

Lui «Sì. Vuoi bere pure tu?»

Lei «Ma hai visto quanta acqua hai sprecato?»

Lui «Beh, non è facile raccoglierla tutta con la mano»

Lei «E ti permetti di buttarla via, tanto che problemi ci sono, per quel che costa…»

Lui «Ce l’hai con me? E poi per non sprecarla questo pulsante è a tempo…»

Lei «Così è tutto a posto, vero?»

Lui «Ma che ti prende, ho solo bevuto».

Lei «Facile per te dire “ho solo bevuto”. Ma lo sai che siamo fatti per il 65% di acqua?»

Lui «E con questo?»

Lei «E che i quattro quinti del pianeta sono ricoperti d’acqua?»

Lui «Dovrei esserne sconvolto?»

Lei «E che solo il tre per cento di quest’acqua è potabile?»

Lui «E il mio 65% di acqua non è potabile, notizia rassicurante, non mi entusiasma l’idea che una persona si fermi a ciucciarmi per dissetarsi».

Lei «Cretino. La poca acqua potabile esistente è in larga parte inaccessibile. Quattromila bambini muoiono ogni anno a causa dell’acqua. Novecento milioni di esseri umani sono privi di acqua potabile… è una tragedia!»

Lui «Ne convengo, è una tragedia, ma che cosa posso farci io?»

Lei «È qui che ti volevo, vieni come me».

Lui «Dove?»

Lei «Vieni e non fare domande!»

 

Lui «Una profumeria? Non capisco…»

Lei «Dai, entriamo. Hai soldi con te?»

Lui «Sì».

Lei «Bene, allora compriamo questo profumo, io quello da donna e tu quello da uomo».

Lui «Ma io non voglio comprarmi del profumo, e poi devo sborsare diversi pezzi da dieci…»

Lei «Zitto, tirchio, compralo e poi ti dirò».

Lui «Che cosa devi dirmi?»

Lei «Dopo che lo hai comperato».

 

Lui «Ora che sono uscito dalla profumeria più povero e con un profumo che userò raramente, vuoi dirmi il resto?»

Lei «Pensa, comperando quel profumo hai donato 100 litri d’acqua a chi ne ha bisogno, e con il mio acquisto sono diventati 200 litri!»

Lui «Qualcosa mi sfugge!»

Lei «Lo stilista del profumo dona cento litri d’acqua per ogni boccetta di profumo venduta, capisci ora che azione umanitaria importante abbiamo fatto con questa spesa?»

Lui «Continua a sfuggirmi qualcosa».

Lei «Ma non capisci? In più se vai sul sito della campagna per ogni clic che fai si sommano altri 50 litri!»

Lui «Per me è sempre buio!»

Lei «Uff… allora guarda qui, al telefonino, accedo al sito, vedi? Clicchi qui e aggiungi altri cinquanta litri, dai premi questo pulsante con il tuo ditone!»

Lui «Ma non ci penso proprio!»

Lei «Sono basita, tu neghi a una persona di avere dell’acqua? Che cosa ti costa?»

Lui «Niente».

Lei «Appunto, e allora perché non lo fai?»

Lui «Perché mi costa niente. Perché per me è niente. Si può risolvere un dramma premendo il display di un telefonino?»

Lei «Sì, dai clicca qui».

Lui «No, e se potessi andrei a farmi ridare i soldi del profumo».

Lei «Tu sei fuori…»

Lui «Mi auguro proprio di sì. Voglio essere fuori da questo meccanismo. Io faccio clic e qualcuno porterà una tanica di 50 litri piena d’acqua a chi non ne ha. E quando sarà finita? Che ne sarà dell’assetato?»

Lei «Come sei pesante! Intanto gli dai l’opportunità di bere, no?»

Lui «Lo rendo dipendente alla vendita di un profumo o al clic; se si vende e si clicca bevi, se no crepi: è così?»

Lei «È un modo distorto di vedere le cose… è comunque un aiuto a un’emergenza».

Lui «Se si vuole intervenire a un’emergenza, significa che assieme c’è un’azione per uscirne: qual è?»

Lei «Ma che ne so! Possibile che devi trovare la malafede ovunque?»

Lui «Non è un problema di malafede o buonafede, è una questione di giustizia».

Lei «Eccolo con i paroloni!»

Lui «Nessuno è così stupido di andare a vivere dove c’è terra arida o manca l’acqua. Se si trova in questa situazione significa che qualcosa o qualcuno è intervento per devastargli l’habitat. Mi hai detto che novecento milioni di persone non hanno acqua, ti sei chiesta come mai o sei rimasta affascinata dalla cifra? Il numero ha occupato ogni tuo pensiero? Ogni tua capacità di analisi? Ti basta fermarti alla superficie? Al fascino di una pubblicità?»

Lei «Ecco perché non hai una ragazza, ecco perché tutte scappano, sei pesante! Cerca di vivere più easy!»

Lui «Più easy?»

Lei «Sì, più easy. Prendi la vita con semplicità. Hai tra le mani un ottimo profumo, hai fatto anche del bene, se premi qui ne farai di più: è semplice. Perché ogni volta ti vai a incupire con pensieri di questo tipo? Alla gente fai paura, te lo dico da amica».

Interviste televisive e radiofoniche

Domenica 18 Marzo alle 20:45 presento il mio libro “I giorni cattivi”  nella trasmissione 10 Libri.

Lunedì 19 Marzo ore 19:00 sarò intervistato nella trasmissione Se Scrivendo.

Lunedì 19 Marzo ore 20:00 presenteranno il libro “I giorni cattivi” nella trasmissione BookShelf.

Le trasmissioni vengono irradiate da VIVA L’ITALIA CHANNEL – SKY 879 (www.vivalitaliachanel.it)

——

Intervista radiofonica il giorno martedì 20 marzo alle ore 21:30 (in replica sabato alle ore 14:10) all’interno di “La luna e i falò…“, programma di letteratura e arte trasmesso su Radio Galileo tutti i martedì e i giovedì.

È possibile ascoltarla in straming  sul sito www.radiogalileo.it
(l’emittente copre le regioni Umbria e Lazio)

 

Della democrazia

Mi è giunta una e-mail dalla Grecia di un certo signor Platone. Ve la propongo.

Dal Libro VIII del “De Republica”

Disse Entopo: “Dimmi, o Socrate: se per salvare la democrazia occorre scegliere persone che il popolo nè elegge nè sa chi sono, questa dirsi si può ancora tale?”

Replicò Socrate “Certo, se codesti saggi sono scelti da coloro che il popolo ha voluto”

Entopo pensoso continuò: “Ma a che uopo, se solo i saggi sanno governare saggiamente, far eleggere al popolo altri che saggi non sono? Se il saggio è colui che non è legato ai partiti che dividono questa nostra città, se ne viene che tutti i politici sono stolti. Perchè mai dunque scegliere uno stolto al governo?”

“Bene dici”, replicò Socrate, “Ma se lasciassi a casa gli stolti chi mai sceglierebbe i saggi?”

Entopo disse “E chi mai si può fidare di un saggio scelto da uno stolto?”

E Socrate: “Ma è proprio lo stolto ad avere scelto il saggio? Non può darsi che il saggio, bramando il governo delle cose, abbia mosso una guerra segreta allo stolto e, vintolo, ne abbia preso il posto? Perché quando la situazione è grave per la città è bene cercare il saggio che sappia provvedervi; ma conviene anche stare attenti che la causa del disastro non sia lo stesso che si propone per rimediarvi, o un suo sodale.”

Ma Entopo: “E se anche fosse, non sarebbe in fondo cosa buona? I grandi re muovono guerra gli uni agli altri, e quando il minore cede, il più forte ne prende il posto. Essendo più forte meglio può provvedere al popolo di quello che, vinto, deve lasciare il trono, e ripagare i danni dalla sua stessa guerra causati.”

E Socrate: “Se fosse come tu dici, che ne sarebbe della democrazia?”

Replicò Entopo: “Anch’io me lo domando. Questa parola sarebbe vuota e usata solo dagli stolti per darsi vanto.”

“O dai saggi”, concluse Socrate, “o dai saggi”.

La memoria del pesce rosso

L’Italia è un grande Paese, responsabile, serio, pronto al sacrificio per il bene comune, l’Italia salverà l’Europa. L’Italia è un Paese credibile.
Così i media italiani ci stanno dipingendo. Ma voi ci credete?
Sulla credibilità non avete nulla da eccepire? Su questo governo non avete nulla da recriminare? È quello che volevate? La situazione che stiamo vivendo politicamente vi appaga? Tutti tranquilli?

Mah, sarà che vivo lungo le strade bianche, ai margini del mondo, ma vedendolo da qui qualche dubbio, qualche domanda mi nasce.

Credibilità. Il Sabatini Coletti ne da due definizioni:
a) Veridicità, attendibilità
b) Stima, credito.
Presumo che i media la usino appoggiandosi alla seconda definizione.
Dunque la credibilità che abbiamo è indice di stima. Questo è vero per chi ha la memoria del pesce rosso che, costretto a vivere dentro una misera vaschetta tonda, gira gira senza impazzire, perché privo di memoria. Ma se uno possiede la memoria, non dico quella dell’elefante, ma di un normale essere umano, può trarre la conclusione che i media stanno mentendo.

Come ci possono stimare all’estero se, per quasi vent’anni, la maggioranza che ha votato in questo Paese ha voluto che a guidarci ci sia stato un duce (sinonimo di condottiero) che ha occupato ogni anfratto del Potere per perseguire i suoi interessi commerciali e per tenersi lontano dalle patrie galere, che giudici minacciosi gli paventavano possibili, col benestare di una opposizione inesistente.
Questo Paese a quel duce non ha mai detto no, basta, non ci rappresenti, non stai perseguendo gli interessi comuni. Lo ha fatto il Presidente della Repubblica, dopo che ha preso ceffoni e minacce da chi conta in Europa.
Ha nominato l’italiano gradito all’economia mondiale, quella che conta, quello che ha competenza e che può trovare la quadra per togliere dall’emergenza il Paese e fare gli interessi delle forze estere che lo hanno voluto.
Questo Governo ha zittito il Parlamento, ha una grande maggioranza dalla sua, ma di fatto ha esautorato il ruolo del Parlamento stesso, lasciando mano libera a due forze minori, la Lega e l’Italia dei Valori di fare il diavolo a quattro, fingendo di non essere succubi di questo Governo. Ma la verità è che i loro voti sono ininfluenti, ché se la tenuta del Governo dipendesse da loro, statene certi, agirebbero servilmente come PDL, PD e quel pataracchio chiamato Centro.
Quindi non riesco a capire dove siamo credibili.
Berlusconi è l’ultimo leader che abbiamo voluto, nessun lo ha messo in minoranza, nessuno lo ha destituito democraticamente. Nessuno ha cacciato quella cordata di vassalli che si è portato dietro per avere la sicurezza di non perdere il Potere. Il Paese è pronto a rieleggerli.  Il PD appoggia le misure impopolari, perché necessarie (dicono). Al Centro non par vero di essersi preso il distintivo di montiano doc, speranzoso di stravincere alle prossime elezioni, al Paese vengono imposte tutte quelle misure e scelte inique che in un normale contrasto democratico avrebbero avuto difficoltà a passare… insomma stiamo vivendo in uno stato di democrazia sospesa, che neppure nel governo Berlusconi c’era, e ci gongoliamo con la bugia della credibilità.
No, non è così, nessuna credibilità, i media fingono di avere la memoria del pesce rosso, ma in verità ci dimostriamo quello che siamo sempre stati, dei voltagabbana, degli opportunisti.
Per noi vale sempre l’adagio: «Fin che ce n’è viva il Re, quando non ce n’è più viva Gesù!», specchio della nostra attitudine di appoggiare, per opportunismo, chi comanda e sputare sullo sconfitto.

Cracolandia e Pinherinho

Quindi a São Paulo hanno sfrattato i miserabili del crack, per  consentire la riqualificazione urbana. Tutto sparito, tutto pulito, Cracolandia 1 non esiste più, come l’immondizia a Napoli. Poi vai a investigare ed è impacchettata da qualche altra parte lontana dai riflettori mediatici. Lo stesso per i miserabili paulisti.
Presto ci sarà un’altra zona da bonificare.

Si cerca sempre la soluzione più facile e plateale, così il politico guadagna consensi. Si potrebbe optare per la seconda soluzione, fermare il commercio del crack, catturare i milionari colpevoli, curare coloro che son caduti nel vizio, nel dramma, ma non porta a un aumento di consensi e ferma una florida economia.
Questa bella operazione è accaduta a inizio anno, mentre il 22 gennaio a Pinherinho, quartiere di São José dos Campos (São Paulo), è stato restituito un terreno -dove vivevano 9000 persone- al legittimo proprietario, Naji Nahas. Che poi sulla legittimità ci sono delle ombre, il milionario è già stato arrestato per crimini finanziari, corruzione e riciclaggio, insomma ha le carte in regola per avere un posto nel nostro Parlamento. Ma non è il momento di cavillare o ironizzare.
Pinherinho è stato occupato nel 2004 da gente senza casa, ne è nata una favela di novemila persone. L’ordine di sgombero è arrivato dal governatore di San Paolo Geraldo Alckmin, uomo forte della destra brasiliana.
2000 poliziotti hanno invaso la zona, hanno sparato pallottole di gomma sulla folla (famiglie, gente di ogni età) che tentava una timida resistenza per non dover perdere la loro baracca in legno e i pochi averi (pentole, materassi),e poi  hanno incendiato le baracche. Ci son stati dei morti.
Scene di guerra che potete trovare su youtube.
Ora che ne sarà di quelle novemila persone? È stato offerto un biglietto di sola andata verso gli Stati del Nord, verso le terre strappate agli indios, che danno tanto fastidio alla Presidente Dilma (che volete, ognuno ha le sue antipatie). Peccato che quelle terre sono tanto desiderate anche dalle multinazionali, sia per le estensioni di colture che  servono a noi Paesi attenti all’ambiente (bello il biodiesel, vero?), sia per quello che si può trovare scavando.
Insomma che fine faranno 9000 persone? Che diamine, c’è sempre la strada, è diventata una caratteristica brasiliana che ci piace, stimola la nostra pietà e la nostra consolazione. Sono disperati? C’è sempre il crack, basta o cachimbo, una pipa, si accende, si aspira e si apre il Paradiso a prezzi irrisori.
Pinherinho ha riproposto in tutta la sua drammaticità “Miracolo a Milano”, ma se Zavattini e De Sica avevano visto per i miserabili la via di fuga, volando con le scope «verso un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno», la realtà è che 9000 vite contro gli interessi bancari di uno solo sono precipitate all’inferno, perché solo il denaro ha il diritto di vivere e moltiplicarsi.

1) ne ho già parlato qui

Madonnina, Madonnina

È la prima volta che mi capita, ma ho ricevuto un sms da un numero che non ho in rubrica e che non so risalire a chi sia. Ma ha poca importanza, mi prude un po’ non sapere con chi ho a che fare, ma mi accontento di esporvi il testo. La mia signora dice di riceverne spesso, ma io in queste cose sono orso e mordo subito, invitando chi mi invia stupidaggini non gradite di non farlo più o di depennarmi dalla sua lista.

Appena letto il messaggino volevo non rispondere, ma poi  il polemico che dimora in me ha avuto la meglio. Ma andiamo con ordine.
Non lo so se sono attendibili o meno, credo di no, ma i farlocchi abbondano e le stupidaggini  si rimpallano nella rete per la gioia delle compagnie telefoniche.
Il messaggio giuntomi diceva questo:

Non si sa mai che porti un po’di fortuna!… L’ ho ricevuto da una persona che è a medjugorie…Ti chiede di riceverla…Ora dì a voce bassa: puoi entrare madonna io ho bisogno di te pulisci il mio cuore con le tue lacrime. Benedici la mia casa. Invialo a 5 persone e riceverai domani un miracolo. Se lo respingi ricorda che ella disse: se mi neghi fra gli uomini ti negherò davanti al padre. Tra 4 minuti ti daranno una buona notizia. Fidati un abbraccio

La domanda che mi sono posto subito è stata: chi è l’imbecille che me l’ha inviata? Ho cercato tra i numeri che ho in rubrica, ma non era uno di questi. Volevo lasciar perdere, però davanti all’uso becero della buona fede (è il caso di dirlo) della gente mi sento irritare tutto il corpo.
E così ho risposto, per capire se era una persona che ci credeva veramente a quelle parole. Ne sono nati tre sms.
eccoli in sequenza:

Io- Devozionismo consumista
Non so chi- No sbagliato “fottutissimo”comunista
Io- Hai ragione, sconosciuto messaggero, è devozionismo consumista e blasfemo

Ora, giusto per far presente a coloro che, per qualche vago sentimentalismo o per cabala ritenessero che al mio posto avrebbero spedito i messaggi, cerco di analizzare quello ricevuto.
Premetto che non è perché in una frase ci sia la parola Madonna, Dio o Gesù, si debba sentirsi in odore di eresia se la si contesta, la bestemmia forse la sta dicendo chi esprime quella frase.

Partiamo dall’inizio:
>Non si sa mai che porti un po’di fortuna!
Parte già invitandoti, in modo scaramantico e augurale, di toccare il corno, solo che poi il soggetto è la Madonna. Maria messa alla stregua del gobbo, del corno, del quadrifoglio, della merda che se pestata porta fortuna.

>L’ ho ricevuto da una persona che è a medjugorie
Quindi in contatto diretto con l’aldilà, uno scoop!

>Ti chiede di riceverla
Frase ambigua: chi mi chiede di riceverla? la persona o la Madonna stessa? Se è la persona poco mi importa, ma se è la Madonna…perché mi deve inviare un sms? (E perché no, dirà il bravo credente, forte della scena di “Aggiungi un posto a tavola” dove il prete viene chiamato da Dio al telefono)

>Ora dì a voce bassa:
Perché devo dirlo a voce bassa e non urlarlo di gioia? È un sms inviatomi da Maria!

>puoi entrare madonna
È vero accettare la Madonna è una scelta quindi devo darLe il consenso.

> io ho bisogno di te
Già qui la frase cigola… entri per un bisogno, non per amore, ti accolgo come accolgo il medico, perché ne  ho bisogno, non perché lo amo.

>pulisci il mio cuore con le tue lacrime.
Ma quanta acredine ha nei confronti di Maria chi ha pensato questa frase? Perché la Madonna deve piangere per me? Ma se io invito in casa mia una persona importante, a cui tengo e che amo, non gli chiedo di piangere, ma diventa un momento di festa, gli faccio festa, la omaggio, gli preparo un buon pasto, la onoro. Invece questo chiede di piangere per la sua persona. Profuma di sadismo…

>Benedici la mia casa.
L’unica frase sensata, peccato che prima le ha ordinato di piangere.

>Invialo a 5 persone e riceverai domani un miracolo.
Ecco il consumismo. Da quel che ne deduco dalla frase, a Medjugorie la Madonna ha chiesto di inviare a 5 persone un sms, forse perché è in società con le compagnie telefoniche o chissà per quale altro mistero, e attenzione, poi lei ti concede un miracolo! (ma i miracoli non li fa solo il Padre?) Neppure i papi erano arrivati a tanto, al massimo vendevano indulgenze plenarie. Mi sono chiesto perché la Madonna con solo 5 sms conceda un miracolo… forse anche in Paradiso sono iniziati i saldi?

>Se lo respingi ricorda che ella disse: se mi neghi fra gli uomini ti negherò davanti al padre
Eccoci intrappolati: la Beata Madre di Gesù dal dolce sorriso, in realtà non è tale, ma si avvicina molto a Lara Croft, un essere per niente misericordioso, anzi, vendicativo.

>Tra 4 minuti ti daranno una buona notizia.
È stato questo che mi ha spinto a rispondere, sperando di essere dentro i 4 minuti gli ho dato la buona notizia “devozionismo consumista”, appunto

>Fidati un abbraccio
Un abbraccio da parte di chi? Io mi firmo.

Non cadete in questi tranelli, la fede è ben altro.

Questo episodio me ne ricorda un altro avvenuto qualche anno fa.
Ero per lavoro a Villanova di Portogruaro. Era estate, ma il tempo stava mettendo a brutto.
Guidavo piano per le viuzze del paesino e cercavo la centrale telefonica, erano più di quindici anni che non ci andavo e stavo rispolverando la memoria.
Ero entrato in una viuzza silenziosa, era quella giusta, alla fine c’era la centrale.
Mentre guidavo a passo d’uomo, vidi un ragazzo che suonava i campanelli delle case,  aveva con sè delle immagini doloranti di Gesù e chiedeva alle persone se desideravano, per cinque euro, portarsene una a casa. Questo imbroglione, davanti a gente titubante, si fingeva sgomento che una persona rifiutasse Nostro Signore Gesù Cristo. E vendeva. A una signora anziana che si umiliava di avere solo due euro, lui si dimostrò benevolo e gliela consegnò comunque. Bastardo.
Lo sorpassai e mi fermai davanti alla centrale per terminare alcune operazioni col telefonino. Avevo il finestrino abbassato, anche se stava mettendo a pioggia, l’umidità era tanta.
L’imbroglione, vedendo il finestrino abbassato si piegò e mi chiese:
«Scusi se la disturbo nel suo prezioso lavoro: lei è cattolico?»
«No, sono aspartista»
Interdetto mi domandò:
«E che religione sarebbe?»
«Se mi dai quindici euro te lo spiego!»
Si drizzò offeso e se ne andò.
Quella reazione non l’ho ancora capita: se lui voleva guadagnare con la sua religione, perchè non lo potevo fare anch’io?